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Quella lezione che arriva dal corteo del Gay Pride
28 giugno 2010, 13:10
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Quella lezione che arriva dal corteo del Gay Pride

Repubblica — 27 giugno 2010  

IL SICILIA Pride è stato un successo che fa onore a questa città. Tanta gente, tanta vitalità e passione civile, sono un raggio di sole che fa breccia nel buio di questo tempo, nel cuore di una Palermo al massimo degrado. Da questa spinta culturale si può e si deve ripartire per costruire un percorso di cambiamento. La sinistra tutta, l’ opposizione politica e sociale, hanno adesso davantia loro una possibilità straordinaria per spalancare le porte ad un processo di costruzione di una alternativa alle destre che malgovernano la città. Perché Palermo sabato ha tirato fuori energie, forze, vita. Le tante esperienze e soggettività presenti, hanno raccontato una città che chiede riscatto e cambiamento per tutti. È stato oggettivamente uno dei cortei più partecipati degli ultimi anni, con la capacità di aggregare domande cruciali di trasformazione, di giustizia sociale. In verità, sotto la cenere, si sono riaccesi da tempo dei fuochi da cui ripartire: c’ è vitalità culturale, ci sono spazi e laboratori che producono pensiero ed iniziativa. Manca tuttavia il collante progettuale che unisce, crea rete, sinergie e serve a costruire una visione complessivamente alternativa per la città. Anche per questo quella piazza così ricca di differenze e allo stesso tempo di unità, non può essere archiviata. AL CONTRARIO dovrebbe essere un punto fondamentale di partenza di un percorso collettivo per salvare Palermo. Possiamo dire che lo spazio pubblico ha avuto per un giorno il volto di una società civile viva, dinamica, dai nuovi linguaggi, e che esige nuove pratiche. Una società civile che presenta aspetti culturali e politici diversi rispetto alle grandi mobilitazioni del passato, ma in grado di unire in un unico messaggio politico, democrazia, legalità, libertà, diritti sociali e diritti civili dentro un’ idea di cittadinanza. Una riscrittura più complessa del vivere civile, in cui il tema della precarietà esistenziale, in tutti gli aspetti della vita, persino di quella legata alla propria libertà individuale, appare predominante. È un terreno culturale fondamentale, non solo per Palermo, ma per tutto il Paese, che tiene insieme la resistenza e la lotta al degrado morale e al potere mafioso, con la necessaria riappropriazione di ogni diritto negato, per il quale si è obbligati a fuggire, ad andare altrove, per salvare la propria dignità, il proprio spazio di felicità, la propria sopravvivenza. La lezione principale di quella piazza è che oggi tante domande di giustizia sociale non sono più separabili, ma si tengono insieme, da quella per la casa e per la difesa della scuola pubblica, al riconoscimento delle coppie di fatto. In questo discorso di riscrittura dei paradigmi, è forte il segno di una generazione politica e culturale che ha molto da dire e da dare a questa città, ma è una generazione per lo più oggi senza leadership e in un rapporto di profonda crisi verso i partiti, perché questi non sono complessivamente all’ altezza di rispondere alla domanda di cambiamento delle pratiche e della cultura politica. Ma il punto è proprio questo. Bisogna muoversi. Per uscire dal degrado morale e materiale che investe tragicamente questa città, occorre definire radicalmente i percorsi e le pratiche con cui si vuole costruire un’ alternativa, perché questa sia credibile e vera e dunque susciti partecipazione e consenso. Il punto da cui bisogna ricominciare è proprio la manifestazione del Pride dove hanno sfilato i comitati senza casa a fianco di insegnanti, studenti, giovani precari. Un corpo sociale irrapresentato e forse nell’ insieme ancora irrapresentabile dentro la crisi della politica. Ma da questo nodo, da questo confronto, dalla capacità di leggere e rispondere a queste domande sociali, passa inevitabilmente una credibile proposta di alternativa da costruire oggi per Palermo. – TITTI DE SIMONE

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giugno
14 giugno 2010, 14:26
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SPAZI INSUBORDINATI – GIUGNO 2010