NZocche'


Maria Attanasio “il condominio di via della Notte” Sellerio editore
20 luglio 2013, 13:23
Filed under: 1, Eventi di N'Z, N'Z

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Maria Attanasio con “il condominio di via della Notte”
16 luglio 2013 al circolo arci nocchè
Maria Attanasio e Marcello Benfante presentano il
“Il condominio di Via della Notte”
Sellerio editore

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visite a domicilio_ pitture e ceramiche di giovannino valenza
10 luglio 2013, 16:36
Filed under: 1, Eventi di N'Z, N'Z

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pronto sono giovanni…giovanninoooo…avevo perso il tuo numero ho chiamato massimo…come stai che fai dove sei? E così ci rivediamo dopo anni, mi viene a trovare da nzocchè ci raccontiamo di noi e degli amici…giovannino ma perchè non fai una mostra qui?…cose che nascono da una domanda e un’affermazione…cose che nascono da quasi quarant’anni di amicizia…lo vado a trovare e tira giù dall’armadio diciotto tele, paesaggi a spatola pini sferzati dal vento un cimitero tramonti viola montagne buie…colori…verde giallo rosso e poi marroni…nero…e accanto ai paesaggi quelle che lui chiama fiche, donne col sesso in vista, fiche socchiuse…un cane inquietante e poi lui…il culturista…meraviglia della pittura.
Su un mobile ci sono delle latte, latte arrugginite, schiacciate, aperte…e rimango con la bocca spalancata…sono di ceramica…latte di ceramica che fanno rumore di latta…giovannino è più che mio amico, è artista artista vero, che prenda in mano una spatola un pennello una matita o la creta…
anna farinella

dal 5 al 19 luglio 2013 a nzocchè

da http://www.tribenet.it/
Alfonso Leto, tra passato e presente, ci offre il ritratto genuino di un artista “fuori dall’arte accreditata”.

‘NZOCCHÉ? GIOVANNINO VALENZA!
di Alfonso Leto

Una mostra di Giovannino Valenza, finalmente!

Giovannino Valenza è un artista di quei pochi che Palermo non è riuscita ad annientare, a spegnerne il talento, l’energia, l’agilità, la bravura e la voglia di offrire a un pubblico cittadino, che generalmente non la merita affatto, la visione dei suoi dipinti e delle sue ceramiche. Frutto di un lavoro segreto e frenetico che non guarda le mode – le schiva proprio – riuscendo tuttavia a non essere anacronista e a dire al buon intenditor trovatosi a passare da ‘Nzocchè che il brivido della pittura non ha tempo a scadenza né c’è un luogo definito e canonico dell’arte, né tantomeno cerchie elette e circuiti “istituzionali” dove si consuma l’eterno incesto politico e classista (nonché condominiale) dei padroncini e padroncine dell’arte cosiddetta accreditata.

Giovanni Valenza magari non farà parte, evidentemente, di ciò che oggi si chiama l’arte “accreditata” a Palermo (e non sarà certo il solo!), ma di sicuro non ha seminato debiti artistici, a destra e a manca, che non abbia potuto pagare con il suo stesso talento e la sua indipendenza caratteriale, se non quei debiti nobili che ha contratto con l’arte stessa e gli scambi di esperienza con artisti della sua generazione e di quelle più mature: quella schiera di artisti pienamente attivi tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta, vissuti in un clima in cui i giovani artisti, appunto, si scoprivano e non si inventavano e molto spesso si scoprivano da soli poiché la città era già marcia allora e non aveva nessuna voglia (e anzi si guardava bene dall’averla) di dare spazio e spazi all’arte contemporanea e specie quella di artisti come Giovannino Valenza, Nino Quartana, Enzo Onorante, Totò Bignardelli, Peppe Rizzo, Toni Costagliola, il sottoscritto, ma anche, sul versante del teatro e dell’happening, Ninni Truden, Fabrizio Lupo e l’attivissima e operosa Locanda degli Elfi: un teatro e un’officina per la creatività, si dice oggi “autogestito” (ante litteram), e anche un luogo di sacrosanti cazzeggi senza dover render conto a nessuno se non alla nostra voglia di esprimerci o, in una parola più efficace, semplicemente di esistere e non aver rotte le scatole da nessuno.

La Locanda degli Elfi era un enorme camerone di calce bianca (grande quanto ci bastava), rintanato nell’area urbana vicino alla stazione Notarbartolo, dove anche il caro Franco Scaldati, ‘U sartu, oltre che Truden e tanti altri teatranti, venivano a fare le loro prove e i loro spettacoli, e alle cui pareti ci eravamo dedicati a dipingere scene fantastiche e intensi intrecci cromatici , a staffetta, con Truden, Fabrizio Lupo, Peppe Rizzo e Giovanni Valenza, finché non si esaurirono le nostre scorte di colore. Un clima, insomma, in cui ogni atto artistico, ogni singola mostra, e ogni manifestazione di teatro o di musica, si compiva sempre a dispetto delle istituzioni e del pubblico e non a servizio, ma ogni volta si recuperava il senso effrattivo del gesto artistico, il suo valore antagonista e gratificante non addomesticato.

Poi, negli anni Ottanta, Giovannino, con un gruppo di artisti tra i quali i più giovani Croce Taravella e Guido Baragli sarà tra i protagonisti dell’esperienza espositiva (nell’Accademia di Belle Arti di Palermo) ideata da Francesco Carbone chiamata la Disavanguardia: ricordo bene quella mostra che di/mostrava se ve ne fosse stato bisogno, l’assoluta fragranza contemporanea controcorrente di una ricerca tutta palermitana che stava inventando un linguaggio originale e non imitativo in cui sicilianità e globalismo s’incontravano “a tradimento”, tradimento delle consuetudini, tradimento del linguaggio, tradimento delle tradizioni, tradimento del principio stesso di aderire alle mode delle neoavanguardie pittoriche. Quella mostra aveva inventato gran parte di ciò che si sarebbe poi fatto vent’anni dopo a Palermo e che poi sarebbe riemersa anni dopo, con forza, nella ricchezza e nella varietà del Genio di Palermo, ad una delle cui prime edizioni (quella del 1998) Giovanni Valenza fu chiamato a partecipare.

Ripercorrendo tutto il suo lungo e intenso lavoro, fino ad arrivare a questa mostra, dal titolo stravagante “Visite a domicilio”, quella sua pittura sembra rimbalzare vivida dal fondo della sua energia mai sopìta, mai domata dalle avversità, dall’età che avanza, né da un clima culturale tra i meno favorevoli – ammettiamolo pure – anzi sembra rimbalzare con una energia e una consapevolezza maggiori nell’uso del colore e nell’invenzione di un immaginario senza tempo, intento solo a far vibrare la pittura della sua stessa sostanza e in cui ricorre spesso il paesaggio: l’eterno gioco caro ai romantici di tutte le epoche, in una varietà esecutiva che rimbalza da stile a stile e non si ferma mai da nessuna parte, consapevole, come tutti gli eclettici autentici e di genio, che lo sguardo molteplice, lo sguardo strabico e il desiderio di ubiquità nell’arte, mantengono il lavoro vivo e vegeto, anche se ciò dovesse costare caro al suo autore.

Così come sempre più vive e iperrealiste, o meglio ultrarealiste, le sue ceramiche: le lattine del tonno riprodotte in ceramica smaltata così vere e luccicanti da diventare davvero oggetti preziosi che ciascuno vorrebbe possedere e portare a casa, tale è l’alchimia del Valenza ceramista in questo dispiegarsi di oggetti vari, tra i quali una sorta di idoletto pseudoassiro (non saprei come diversamente chiamarlo) dagli attributi trans-sessuali su un paio di sandali neri e rossi strepitosi che riportano di botto tutta la fragranza del mondo arcaico alle merci di un grande magazzino a tutto-un-euro.

Ecco questo e altro ancora è Giovannino. E a giudicare che le sue mostre non sono roba da tutti i giorni conviene farcelo un salto da ‘Nzocchè e… vedere per capire se sto dicendo cazzate!

VISITE A DOMICILIO. Dipinti e ceramiche di Giovannino Valenza

‘nzocchè circolo arci

Palermo, Via Ettore Ximenes 95

inaugurazione: venerdì 5 luglio ore 19.30

visitabile fino al 19 luglio, tutti i giorni dalle 19.30 alle 22.30

(5 luglio 2013)



PALERMO PRIDE 2013_capannone n°16 la taverna dei 16 peccati
1 luglio 2013, 12:23
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