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LA FRUTTA E’ FINITA
31 luglio 2014, 16:15
Filed under: 1, Eventi di N'Z, N'Z

 

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pitture di maria concetta coronaIo in quella stanza da pranzo ci vorrei stare, ce l’ho davanti, la potrei guardare per ore, toccare le superfici degli oggetti rappresentati, i materiali dipinti, la materia della pittura, e io sono lì, ci sono dentro, il soggiorno è un prologo, un prologo alla perfezione iperrealista. Lo so che anche tu senti in bocca il sapore della panna, la panna mi solletica la gola, il cioccolato è eccessivo nel suo essere dolce, ma quei bicchieri, quei bicchieri me li porterei alle labbra.
La pasta e fagioli, così pasta e fagioli, così popolare, nel concetto stride fino a farti male con quella mano perfetta con le unghie smaltate di rosso. La carne è carne, con quel sugo denso, pregno di colore che a guardarlo già ti sazia. La frutta è finita, siamo ben oltre.
a.f.

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L’indagine del reale di Maria si muove, con inquadrature e tagli fotografici, a partire da pietanze, dolciumi e brani di carne. La tecnica è precisa, virtuosa e tende alla riproduzione dei minimi dettagli, dei riflessi e delle materie. Le istanze rappresentative riconducono per immediata assonanza alla Pop art ed in particolare alla volontà di ricreare i fatti e le cose della quotidianità di cui il barattolo Campbell era effige (anch’esso…cibo). Avulsa da analisi sulla riproducibiltà e da critiche rivolte ai mass media ed alla società consumistica, la visione di Maria è assoluta ed estatica. Non è invece lontana da quella pittorica dell’iperrealismo, che dalla Pop art si è sviluppata, non solo per l’assoluto controllo tecnico che tende alla perfezione ed a un’analisi esaustiva del reale quanto per l’inquietudine che pervade le tele. Le dimensioni dei formati alterano le proporzioni ingrandendo frammenti di realtà e rendendola altra. Il disagio e la sensazione di sospensione dal tempo emergono prorompenti, si pensi al pezzo di carne da cui si intravede un osso. La sala da pranzo è vuota e non rimanda ad un futuro desco quanto ad un convivio già celebrato ma ormai concluso. Il cibo è il nostro biologico legame alla sopravvivenza ma è per l’uomo moderno anche desiderio e profondo piacere o profondo disprezzo e discrasia con noi stessi, aberrazione e rifiuto. Rifiuto della realtà che nella ricerca di una precisione iperbolica è superata e trascesa, forse perduta. Nei pur vividi colori e nelle visioni di cibarie c’è in Maria il superamento della passione in una chiave di lettura fredda, acuta che è già oltre.
P. Tantillo

– conVersazione delle verdure
– primo il piacere (la carne)
– NO! e pasta!
– dolce. Fa niente
– la frutta è finita (appunto)

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Le tele iperrealiste di Maria Concetta Corona

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