NZocche'


una serata quieta…
19 dicembre 2015, 18:44
Filed under: 1, Eventi di N'Z, N'Z

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musiche per la pace dei cuori
Mauro D’Agati e Tommaso Chirco duo chitarra acustica e voce

 

 

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BUTTANE E BORDELLI.
5 novembre 2015, 18:19
Filed under: 1, Eventi di N'Z, N'Z

È possibile ragionare sulla prostituzione scrollandoci di dosso le secolari incrostazioni moraliste e sessuofobiche di cui è intrisa la cultura patriarcale?
Spesso quando si parla di prostituzione si finisce col perdere di vista le prostitute stesse, quelle che noi – in questo pezzo di Sicilia – chiamiamo “buttane”.
Chi sono le buttane? Cos’erano i bordelli? E, soprattutto, cosa significa essere buttana? Stiamo parlando di buttane vere, quelle che fanno “la vita” perché è così e basta. A nessun medico, avvocato, politico si chiede conto e ragione della propria professione. Una buttana, invece, è sempre condannata 
a prescindere. E se si trattasse di una scelta? Perché mai una donna non dovrebbe essere padrona di fare quel che vuole del proprio corpo? «Il corpo è mio e lo gestisco io!» – urlava uno slogan del ’77.
Ma fare la buttana non è una cosa che si può riassumere in uno slogan. E il ’77 è lontano.
La buttana è sempre stata odiata, specialmente dalle donne, perché ha a che fare con il desiderio, ed è forse in questo che risiede il suo potenziale sovversivo, scardinante, spiazzante.
Ma quanta autodeterminazione c’è nell’essere buttana? Quanta libertà può esserci in un mestiere che, da sempre, funziona attraverso meccanimi di sopraffazione, sfruttamento e dominio da parte dei maschi?

Nzocchè Circolo Arci, Libert’Aria e Alibi vi propongono una rassegna di tre film, tutti diversi tra loro, dal titolo inequivocabile: BUTTANE E BORDELLI.
locandina-di-buttane-e-b

venerdì 6 novembre alle 20,30
ARRANGIATEVI di Mauro Bolognini, film del ’59, ambientato subito dopo l’abolizione delle “case chiuse” in seguito alla legge Merlin. Uno spaccato di un’Italia che non c’è più, del cambio di atteggiamento nei confronti della prostituzione, con un magistrale Peppino De Filippo.
 
 
giovedì 12 novembre alle 20,30
ADUA E LE COMPAGNE è un film del ’60 di Antonio Pietrangeli. Film drammatico: la storia di quattro ragazze che lasciano il bordello per costruirsi una nuova vita con i risparmi accumulati. Un finale che non si può raccontare, e una meravigliosa Simone Signoret.
 
 
giovedì 19 novembre alle 20,30
IRMA LA DOLCE è un capolavoro del ’63 di Billy Wilder, una bellissima favola d’amore con la stupenda ambientazione dei mercati generali parigini – Les Halles – ricostruiti in studio; epoca e luogo dove ognuno di noi vorrebbe vivere, Jack Lemmon e Shirley MacLain insuperabili.

Tre film da vedere con l’immedesimazione, basta decidere da che parte stare.
A noi basta sapere che le buttane sono donne, prima di tutto e contro tutto.
Ecco perché, in ogni caso, staremo sempre con le buttane, e mai con gli sfruttatori.



colonne sonore, cartoon e altri giochi
17 ottobre 2015, 18:37
Filed under: 1, Eventi di N'Z, N'Z
mauro d'agati e tommaso chirco serata quieta (10)
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Mauro D’Agati e Tommaso Chirco duo chitarra acustica e voce


ANTOLOGAIA
19 giugno 2015, 16:30
Filed under: 1, Eventi di N'Z, l'ospitata, N'Z

nzocchè nell’ambito delle iniziative del pride2

presenta la nuova edizione di AntoloGaia (Alegre 2015) di Porpora Marcasciano.

C’era una volta in Italia, come in tante altre parti del mondo, una realtà un po’ diversa da quella che consociamo o immaginiamo oggi. Una realtà in cui trans, gay, lesbiche, donne e non solo rivoluzionavano la propria vita e di riflesso tutto il mondo attorno. Era una scena ancora tutta da inventare, prima che altri la inventassero per noi: bisognava dare senso, forma e soprattutto sostanza alla nostra liberazione. In questa nuova e arricchita edizione del libro Porpora Marcasciano, l’attivista più conosciuta del movimento gaylesbicotrans, costruisce uno sguardo diverso e particolare sugli anni 70. La narrazione dei fatti, delle cose, delle idee e dei personaggi in un periodo che ha permesso a tutte/i di essere più liberi.

«Per trip intendo il viaggio che comprende tutto il mio percorso, quello che avevo cominciato nel settembre del 1973, quando mi si spalancò davanti un nuovo mondo, quando cominciai a capire tante cose, a prendere coscienza, quando smisi di vergognarmi e compresi che tutto quello che mi era stato detto fino a quel momento era falso. Gli indiani non erano i cattivi, i comunisti non erano cannibali, gli anarchici non erano assassini e gli omosessuali non erano mostri, gli stronzi che vorrebbero fartelo credere sono invece autentici: stronzi, veramente stronzi.» Porpora Marcasciano

Ne discuteranno con Porpora Marcasciano,
Massimo Milani, Barbara Amodeo, Luigi Carollo e Mirko Pace.

L’incontro è aperto a tutt*, l’ingresso è gratuito.

Porpora Marcasciano autrice di ANTOLOGAIA è la presidente del Mit Movimento Identità Transessuale, ha pubblicato: Tra le rose e le viole. La storia e le storie di transessuali e travestiti (Manifestolibri, 2002) e Favolose narranti. Storie di transessuali (Manifestolibri, 2008) e vari altri saggi sulla transessualità e la storia del movimento LGBT.

Massimo Milani è la Massimona attrice artista artigiano del cuoio già militante nel FUORI e fondatore, insieme al compagno Gino Campanella ed altri, del primo circolo arci gay in Italia a Palermo.

Barbara Amodeo è componente del direttivo PalermoPride, una delle fondatrici del primo circolo arcilesbica in Sicilia a Palermo il famoso LadyOscar.

Luigi Carollo è il vicecoordinatore del PalermoPride, presidente del circolo ArticoloTre .

Mirko Pace è componente del direttivo PalermoPride, presidente di ArciGay Palermo e rappresenta la nuova generazione di militanti LGBT.

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AntoloGaia giovedì 18 giugno 2015 alle 19
presso il circolo arci nzocchè 
Via E. Ximenes, 95
 – Palermo



nz al SQFF 2015 presso i Cantieri Culturali alla Zisa Palermo
31 maggio 2015, 17:05
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per il SQFF dal 24 al 31 maggio siamo ai Cantieri Culturali alla Zisa.


Vi aspettiamo!!!

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trovate di seguito i link con il programma integrale e il sito web di SQFF
il programma integrale
#INFO-CONTATTI-ACCREDITI-CURIOSITÀ | clicca e vai sul sito



No MUOS sempre No Muos
4 aprile 2015, 15:56
Filed under: 1, N'Z

 

 

4 APRILE:
MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO MUOS A NISCEMI

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#IOSTOCONVINCENZO
23 marzo 2015, 13:40
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iostoconvincenzo-_testata-a
Nel 2007 una insegnante di Palermo viene denunciata dai genitori di un suo alunno perché gli aveva fatto scrivere sul quaderno per 100 volte “sono un deficiente”. L’insegnante, spiegando il significato della parola deficiente, aveva voluto punire il suo alunno perché aveva impedito ad un compagno di classe di entrare nel bagno dei maschi definendolo gay e femminuccia. Questa vicenda processuale attirò l’attenzione della stampa e diversi furono gli attestati di solidarietà nei confronti dell’insegnante. L’associazione omosessuale di Palermo Articolo Tre, il giorno in cui sarebbe stata emessa la sentenza, partecipò ad un sit-in di solidarietà nei confronti dell’insegnante davanti il tribunale di Palermo. L’insegnante venne assolta in primo grado e la stessa associazione diramò un comunicato di grande apprezzamento nei confronti della sentenza, perché nell’assolvere il comportamento dell’insegnante metteva sotto accusa i limiti di un sistema scolastico impreparato e non di rado indifferente nell’affrontare i fenomeni di bullismo, soprattutto quelli a sfondo omofobico. Il dott. Ambrogio Cartosio, nelle funzioni di Pubblico Ministero, scriveva un atto di Appello contro la sentenza di assoluzione ed anche questo balzava agli onori della cronaca, perché in esso erano scritti dei passi che attirarono l’attenzione della stampa. In quell’atto di Appello si leggeva che i metodi educativi dell’insegnate palermitana erano da paragonare a metodi da rivoluzione culturale cinese del 1966 e che “è nozione di comune esperienza che i giovani, dai più piccoli ai più grandi, e in tutte le aree geografiche d’Italia sono soliti apostrofarsi reciprocamente (e, spesso, semplicemente per scherzo) con espressioni omofobiche, o che hanno per oggetto i presunti facili costumi delle rispettive madri. Si tratta di un’abitudine non commendevole, quanto largamente diffusa e si può anche dire largamente tollerata dalla società”.
In seguito ai comunicati ed alle dichiarazioni di sdegno per questo tipo di motivazioni, anche da parte di illustri esponenti del movimento LGBT nazionale e di parlamentari, l’associazione Articolo Tre, a luglio del 2007, dirama un comunicato in cui, nel respingere fermamente l’idea che certi insulti siano da considerare tollerabili e semplice scherzo tra i ragazzini a scuola, scrive che “ il P.M. Cartosio dimostra di essere la punta avanzata della involuzione culturale italiana del 2007” concludendo con “la nostra associazione esprime profonda indignazione, non per il legittimo diritto al ricorso in appello, ma per la grettezza machista, omofoba e misogina che costituiscono l’impianto ideologico su cui si fonda tale ricorso”. Questi saranno i passi incriminati che nel 2009 spingeranno il dott. Ambrogio Cartosio a sporgere denuncia per diffamazione, il quale, casualmente, digitando su google il proprio nome, trova una serie di commenti relativi all’atto di Appello da lui scritto due anni prima.
Il processo viene istruito contro Vincenzo Rao, all’epoca dei fatti membro del direttivo dell’Associazione Articolo Tre, ed in primo grado (il 19 maggio del 2014) viene emessa una sentenza di condanna dal Tribunale di Caltanissetta a 4 mesi di reclusione, al pagamento delle spese processuali e ad un risarcimento danni da quantificare in sede civile su una richiesta della parte lesa di 30 mila euro. Il giudice monocratico motiva questa condanna perché considera il comunicato un mero attacco personale nei confronti di un nemico giurato della propria ideologia, preso di mira solo perché aveva fatto ricorso in Appello, senza menzionare i passi di quell’atto giudiziario che avevano motivato la critica contenuta nel comunicato. Inoltre, nella sentenza di condanna si legge che un atto giudiziario non può essere sottoposto a critiche metagiuridiche, soprattutto da parte di chi, comune cittadino e non addetto ai lavori, probabilmente non è nemmeno in grado di comprenderne il significato. La pena inflitta, si legge infine, ha uno scopo deterrente nei confronti dell’imputato.
Il 17 marzo del 2015 si svolge l’udienza di Appello in cui Vincenzo Rao rinuncia ad avvalersi della prescrizione del reato già sopraggiunta e la Corte di Appello di Caltanissetta conferma la condanna per diffamazione, modificando la pena inflitta da 4 mesi di reclusione a 1000 euro di ammenda, più spese processuali e risarcimento danni. Le motivazioni di questa seconda condanna saranno depositate entro 60 giorni dalla data del Pronunciamento della sentenza.
Il prossimo passo sarà il ricorso in Cassazione e, se tale condanna dovesse ancora essere confermata, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Adesso occorre mobilitare l’opinione pubblica e gli interventi politici affinché, attraverso questa vicenda processuale, non passi il principio che la libertà di critica e di opinione sia un privilegio per pochi e non un fondamento costituzionale che vale per tutti i cittadini come garanzia della nostra democrazia. Adesso occorre anche un sostegno materiale, affinché chi sta subendo le conseguenze di questa vicenda non si trovi solo nell’affrontare i costi di una battaglia che non è semplicemente processuale e personale ma anche politica e collettiva.

Per chi vuole contribuire
si può fare anche un bonifico con la CAUSALE :‪#‎IOSTOCONVINCENZOutilizzando il seguente IBAN :
IT84N0359901899050188523492

la carta (IBAN) che raccoglie le sottoscrizioni è intestata a Tommaso Gullo – presidente dell’ARCI Palermo

Grazie!

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anna