NZocche'


We are the Camp_ones.
22 dicembre 2012, 15:47
Filed under: Eventi di N'Z, ncsc > NZ

We are the Camp_ones.
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sabato 22 dicembre dalle 20,30
Il Nucleo Clandestino Sarita Colonia presenta:
‘Perchè Nzocchè è Nzocchè’ – degustazioni musicali a tema con ricchi premi e cotillons:

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We are the Camp_ones.

Se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po’ più in là… e noi ci siamo spostati, perché We are the Camp_ones.
La fine del mondo ci ha fatto un baffo, e magari pure un paio di ciglia finte; e in un battito ci ritroviamo in un universo parallelo, chiamato Camp.
Che ne sai tu di un Camp di grano, poesia di un amore profano?
Del Camp si puó dire quasi tutto e quasi niente. E’ una modalità che interseca il Queer come approccio teorico e politico e come categoria estetica e insieme la (sub)cultura gay come produttrice e ri-produttrice di significati. In questo senso, il Camp ha un orizzonte semantico, simbolico ed immaginario molto ampio, abbracciando ecumenicamente le categorie del kitsch, del trash, del pop e non esaurendosi in nessuna di esse. Ma tutto questo non basta certo a definirlo. Si tratta di una strategia di utilizzo e di ristutturazione di forme di espressione artistica con attitudine più che parodistica, ironica, che generi un cambiamento di senso o meglio di tono, per cui un fenomeno non è solo visto, fruito, ma diventa significativo e performativo per una comunità, per un gruppo di individui, nello specifico coloro che si riconoscono rappresentat* dalle lettere Lgbtqi (si aggiungono consonanti e/o vocali in media ogni mezz’ora).
Esso può essere volontario, consapevole, come in “Priscilla la regina del deserto”, strizzare l’occhio al cinema tradizionale hollywoodiano e happyendingdipendente, come in “In&Out”, essere ante litteram come le gender bender Marlene Dietrich e Greta Garbo, o assolutamente inconsapevole (forse) come i personaggi di Gabrielle Solis e Bree Van De Camp in “Desperate Housewives”. In ogni caso, il Camp è lì, non sai cosa sia esattamente ma lo riconosci. E inevitabilmente, assolutamente Camp, nel suo essere inevitabilmente, assolutamente mainstream (che è un modo per dire normale, non roba da froci), è uno dei fenomeni Camp più importanti, il più importante sicuramente in Italia: Raffaella Carrà.
Non a caso protagonista di una delle canzoni più Camp della musica italiana, “Raffaella è mia”, del non ancora venuto fuori dall’armadio, ai tempi dell’uscita del brano, Tiziano Ferro.
Un coming out a tempo di musica bello e buono.
E allora, raffaellamente, giochiamo al “se fosse…” e diciamo che se il Camp fosse un film, sarebbe “The Rocky Horror Picture Show”, se fosse una vergine di cognome farebbe Ciccone e se fosse una lacrima non dimenticherebbe il mascara waterproof.
Per cui, mondo, se ci sei ancora, Camp cavallo che l’erba cresce, e se cresce non può essere che l’erba di Grace.
E siccome l’universo si espande e il Camp è un universo, proviamo a catturarne suoni, colori, voci e immagini. A tutto Camp.

ISTRUZIONI PER L’USO:
FAR PERVENIRE TRAMITE MESSAGGIO PRIVATO SU FACEBOOK A NZOCCHÈ FINO A TRE CAMP_IONI SOTTO FORMA DI LINK A VIDEO, AUDIO, O QUELLO CHE VOLETE VOI.
INVIARE I FIORI DI CAMP TASSATIVAMENTE ENTRO VENERDI 21 DICEMBRE ALLE ORE 20.00. CIO’ PER EVITARE IL TRAFFICO DI FILES DELLA FINE DEL MONDO, CHE POTREBBE CREARE PROBLEMI TECNICI AL LAVORO DELLA NERD_CAMP_VALLETTA TECNICA.
DARE UN TITOLO AI MATERIALI
AUDIO/VIDEO/FOTO/QUALUNQUE COSA SI ABBIA LA CAMP_IACENZA DI FAR PERVENIRE PER PARTECIPARE ALL’EVENTO.
PRESENTARSI SABATO 22 DICEMBRE PRESSO NZOCCHÈ, ALLE ORE 20.30.
I CONTRIBUTI SARANNO VISIONATI DALLA CAMP_AGNIA PRESENTE, E, COME NELLE MIGLIORI TRADIZIONI DELLE SERATE ORGANIZZATE DAL NUCLEO CAMPESINO SARITA COLONIA, ESAMINATE E VOTATE A FUROR DI POPOLO ALLA PRESENZA DEL CAMP_IONE DEI NOTAI E CAMP_AGNIA VALLETTANTE E PRESENTANTE.
GODERSI LO S_CAMP_ATO PERICOLO DELLA FINE DEL MONDO, ALLA FACCIA DI QUEI FESSI DEI MAYA.
Augh, addiè, aufidersen, gudbai, nano-nano, carramba, passo e chiudo.Visualizza altro

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“IDens – vintage disco”.
15 dicembre 2012, 15:39
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Il Nucleo Clandestino Sarita Colonia presenta:
‘Perchè Nzocchè è Nzocche’: degustazioni musicali a tema
“IDens – vintage disco”. 

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“Dischi volanti: musica al piatto”
9 dicembre 2012, 15:36
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dischi-volanti_aIl Nucleo Clandestino Sarita Colonia presenta:
‘Perchè Nzocchè è Nzocche’: degustazioni musicali a tema con ricchi premi e cotillons. …
Sabato 8 dicembre
“Dischi volanti: musica al piatto”
Caro Marcolindo, ti voglio raccontare una storia. Tu sei piccolo e ti guardi la Pimpa dall’Iphone della nonna più tecnologica del West, e la mamma ti scarica le canzoni dal Pc, ma quando io, la mamma e lo zio eravamo bambini non era così. I dischi non erano una cosa da scaricare ma da mangiare, ed esistevano delle specie di Ipoddoni grandi chiamati mangiadischi, che invece del ruttino ti facevano sentire una canzone. Ed esistevano dischi piccoli, con una canzone bella e se lo giravi c’era una canzone brutta, chiamata “lato B”. Da questo capivi che se qualcuno diceva che qualcun altro era un “cittadino di serie B” non era una bella cosa. E poi esistevano dei dischi grandi con molte canzoni: erano tipo delle pizze, di solito nere, con un buco al centro e si chiamavano 33 giri. Ma molte non erano 500 e neanche 50, come gli Ipod più piccolini: massimo una dozzina. Questi 45 e 33 giri erano fatti di cloruro di polivinile, noto anche come polivinilcloruro o con la corrispondente sigla PVC (questa parte fattela spiegare da papà o da Alessia Aria ConPressa). Plastica, in pratica, che però se la graffiavi il disco non si sentiva più bene. Allora si diceva: “questa canzone non la sentiamo perché salta”. E saltavano le canzoni più belle, spesso, perché si rovinavano a furia di sentirle. Come quando tu hai dovuto buttare il libro di Barbapapà perché l’avevi letto tante volte finché si è rovinato. Ecco, i vinili erano tipo i libri, avevano tanti solchi come i libri hanno le pagine, si potevano rovinare e, soprattutto, ci pensavi due volte prima di comprarli. Dovevi scegliere, non avevi tutta la musica del mondo a disposizione, e se un tuo amico non ti restituiva un disco ti arrabbiavi, perché non ne avevi fatto una copia. Non si poteva. Ecco, Marcolindo, quando noi eravamo nuovi del mondo come te adesso, la musica si ascoltava in questo modo, ed è stato così per un sacco di tempo. Poi sono arrivati i CD, i DVD,  gli mp3, i super ray e il digitale terrestre: si chiama rivoluzione digitale, viviamo in una tecnosfera e tu e i tuoi compagni siete nativi digitali. Che vuol dire che scrivete gli sms molto velocemente (la conformazione del pollice umano sta cambiando, davvero) e vi stupite, come hai fatto tu l’altra volta, quando mettete un dito su un monitor di un computer e non funziona il touch screen. Ma noi per una volta, come in un film di fantascienza, vogliamo usare il teletrasporto e vedere l’effetto che fa una serata LoFi, in cui ognuno recupera i 45 o 33 giri che ha e li ascoltiamo tutti insieme.
Poi ti raccontiamo com’è andata, ma non dirlo alla nonna che mi manda sicuro un messaggio via whatssapp dicendomi: ma siete cretini?ISTRUZIONI PER L’USO: 1. PRESENTARSI PRESSO NZOCCHÈ SABATO 8 DICEMBRE DALLE 20.00. 2. PORTARE CON SÉ UN DISCO IN VINILE, 45 O 33 GIRI CHE SIA. 3. FARE ASCOLTARE, IN ORDINE CASUALE DI SORTEGGIO, IL PROPRIO DISCO, ACCOMPAGNANDOLO, SE SI  VUOLE, CON UN (BREVE) RACCONTO O UNA STORIA, LETTA, PARLATA, CANTATA (QUEST’ULTIMA IPOTESI SE SIETE INTONATI, SE NO LASCIATE PERDERE).Augh, addiè, aufidersen, gudbai, nano-nano, passo e chiudo.dischi volanti…


TreperTrash
2 dicembre 2012, 15:21
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trash_Il Nucleo Clandestino Sarita Colonia presenta:
‘Perchè Nzocchè è Nzocche’: degustazioni musicali a tema con ricchi premi e cotillons.
Partiamo sabato 1 dicembre alle 21.00 con una Trashinante rassegna sulla musica Trash, seguirà ‘We Are The Camp_ones’, per esplorare i confini dell’universo Camp. La terza serata sarà semplicemente e sentimentalmente ‘Una musica può fare’, per condividere e confrontare le nostre passioni rockettare, pop, punk, soul, country, melodiche, italiane, straniere e chi piú ne ha piú ne metta.
Ma si cominci dall’inizio, ossia dalla prima serata: TreperTrash.  
Più conturbante del sesso degli angeli, piú spinoso della lana caprina, piú evanescente dell’Araba Fenice. Che ci sia ciascun lo dice, cosa sia nessun lo sa: ecco a voi Sua Maestà il Trash. Trash, ovvero spazzatura, rifiuti, munnizza, letame. Ma come diceva il Poeta, dal letame nascono i fior.   Re (Regina?) dei freni inibitori allentati, padrone di parti nascoste del nostro cuoricino, il Trash nasce nel confine tra il cult e il brutto; o meglio, dove il cult scivola su una buccia di banana, mostrando invece di una piroetta un clamoroso atterraggio su una chiappa, lí nasce il Trash. Il brutto è statico, il Trash è dinamico, dal punto di vista concettuale è piú vicino al bello, perché inafferrabile, volubile e soggetto alle mode del tempo, al fluttuare delle opinioni comuni e agli umori di ciascuno. Ciascuno ha una sua idea di Trash e il Trash è in ciascuno. Inconfessabile come la lettura di un fotoromanzo, inappropriato come lo smalto sulle unghie di una bambina di pochi anni, praticato spesso e volentieri come la masturbazione: tutto questo è il Trash.  Ma del Trash si cattura il come, non il cosa. Alla domanda su cosa sia Trash ci sono tante risposte quanti sono gli attributi di Dio: infinite. Allora, non resta che metterlo in gioco, questo benedetto Trash, affidando al gusto (e al disgusto) di ognuno il divertimento di tutti. Perché il Trash è divertente, provoca strizzatine d’occhio e stimola la complicità. Uno dei terreni piú trashinanti è la musica: la canzone che canticchiamo sotto la doccia ma che non inseriamo nell’Ipod, quell’enfasi di troppo, quella rima stucchevole. Che troviamo ridicola. Che peró ci piace. Una canzone Trash è uno dei pochi lussi che non costano nulla e non fanno male a nessuno. In modiche quantità, s’intende.   La modica quantità va quantificata, e noi abbiamo scelto il numero perfetto: ovvero TreperTrash: ascolto condiviso di musica obbligatoriamente, perentoriamente Trash, qualsiasi cosa esso sia.   Queste le coordinate: chi vuole partecipare prepari un trittico di canzoni, e dia loro un titolo. Le innumerevoli trimurti del Trash saranno ascoltate e giudicate, in una scala da 0 (per niente Trash) a 10 (O my Trash).
Chi ha piú punti è piú Trash, chi è piú Trash vince. Chi giudica? Tutti ovviamente: i trashinatori diventano trashinati, trashformandosi in severa giuria popolare.
La giuria sarà coadiuvata da un inflessibile notaio, una provocante valletta e un bravo presentatore: la Trinità dell’intrattenimento, in tempi di crisi (di vocazioni e non) incarnata in una sola persona.
Perché se Sanremo è Sanremo, chi può negare che il Trash è Trash?
Per partecipare: – il trittico può essere portato con sè su supporto elettronico (ipod, lettoremp3, cellulare) la sera stessa dell’evento.
Per ogni serata, chi si aggiudicherà piú voti riceverà in premio un CD contenente tutti i brani proposti nel corso della serata stessa.
sigla del trepertrash


“1°DICEMBRE: UN INGANNO GLOBALE?”
1 dicembre 2012, 16:10
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Tra il 1° dicembre “Giornata mondiale della lotta contro l’Aids” ed il 10 dicembre “Giornata internazionale per i diritti umani” il circolo arci nzocchè e l’associazione omosessulae ArticoloTre presentano un video documentario che racconta un’altra storia sull’AIDS introduce : Vincenzo Rao ___________________ …
Il 23 aprile del 1984 il Governo Usa annunciava che il ricercatore federale Dr. Robert Gallo aveva scoperto la probabile causa dell’AIDS: un virus. Nonostante non fosse stata presentata una prova o dei dati scientifici a sostegno di quella affermazione, il giorno seguente i notiziari ed i media internazionali iniziarono a riferire del virus dell’AIDS come un dato di fatto: “la peste dei gay e dei drogati”. L’informazione sul tema fu così allarmante ed angosciante da terrorizzare la popolazione mondiale, cambiando radicalmente visioni, stili di vita, relazioni sociali e riscrivendo l’intera storia di milioni di persone. Quella data, il 23 aprile del 1984, segnò una cesura epocale: la fine di un mondo e l’inizio di un altro, quello prima dell’AIDS e quello dopo l’AIDS.Da anni, ormai da oltre un decennio, un movimento di medici, di ricercatori indipendenti, di scienziati, tra i quali alcuni premi Nobel, di emeriti professori universitari, di virologi e di infettivologi, di giornalisti investigativi e di diagnosticati sieropositivi, mette in dubbio il paradigma HIV=AIDS e sfida l’idea che un virus sia la causa di quella malattia. Test diagnostici inattendibili che non identificano un virus specifico ma la presenza generica di anticorpi, parametri di valutazione degli stessi che non hanno standard comuni ma variano a seconda delle case farmaceutiche che li producono e, cosa ancora più difficile da comprendere da un punto di vista scientifico, a seconda dei criteri di valutazione stabiliti nei singoli Paesi (paradossalmente, basta superare un confine di Stato per avere una sieroconversione), 12 differenti modi di interpretare l’AIDS la cui definizione è mutata nel corso degli anni, incidendo sulla crescita esponenziale del numero di casi. Valutazione della carica virale attraverso una tecnica che il suo stesso inventore e premio Nobel nel 1993 ha sempre sostenuto non servire per contare virus nel sangue. Cure che non curano ma che uccidono, meno, fortunatamente, e molto più lentamente di quanto ha fatto l’AZT sino alla prima metà degli anni 90, quando era usato in monoterapia ad alto dosaggio. Immunodeficienza come conseguenza degli effetti tossici dei farmaci retrovirali e non di un virus. Persone diagnosticate positive che hanno rifiutato le terapie, o che le hanno interrotte dopo anni di bombardamento chemioterapico, che vivono in perfetta salute. Numeri, statistiche e cifre sui casi di infezione nel mondo gonfiati a dismisura, manipolati dall’OMS e dall’UNAIDS. Intere aree del pianeta, quelle più povere e che rappresentano il 90% dei casi di AIDS nel mondo, in cui la malattia è diagnosticata senza alcun test HIV o, laddove è disponibile, attraverso test rapidi non utilizzati nei Paesi occidentali per la loro provata inattendibilità. Queste le tesi controverse di coloro che vengono definiti “negazionisti” e “complottisti”. “1°DICEMBRE: UN INGANNO GLOBALE?” è una iniziativa che si propone di esplorare il possibile “altro lato dell’AIDS”, cioè di conoscere, attraverso un collage di tre diversi documenti video, tesi scientifiche e storie che difficilmente troveremo nelle prime pagine o nei titoli dell’informazione mainstream. Una iniziativa che non pretende di dare risposte o di fornire verità “alternative” ma che vuole sollecitare una analisi critica ed una riflessione collettiva su un tema, HIV/AIDS, che dopo quasi trent’anni continua ad avere molte zone opache, non solo di natura scientifica, e troppi interrogativi senza risposte. Forse, ovunque sia la verità, l’AIDS può essere considerato il paradigma di cosa siano diventate oggi la salute e la malattia: un mercato in continua espansione in cui i consumatori sono i malati, i beni di consumo i farmaci, e la pubblicità l’informazione. Un complesso intreccio di interessi economici capace di manipolare la ricerca e la verità scientifica, i numeri e le statistiche, le scelte politiche in materia di salute pubblica di intere nazioni e, con esse, la vita ed il benessere di milioni di persone.